Tivoli è la porta di una valle. Risalendo il corso dell'Aniene verso l'interno, la campagna romana si chiude rapidamente fra i Monti Lucretili e i Monti Prenestini, e su ogni sperone compare un paese: torri, castelli, chiese, mura che seguono la roccia. Sono i borghi della Valle dell'Aniene, ed è probabilmente l'escursione più sottovalutata che si possa fare avendo Tivoli come base.
Non serve vederli tutti. Ne bastano due o tre in una giornata, scelti bene, guidando senza fretta su strade che salgono e curvano.
Castel Madama, il borgo di una duchessa
Il primo che si incontra risalendo la valle da Tivoli è Castel Madama, arroccato su un colle che domina l'Aniene. Il centro storico è un intreccio di vicoli stretti e case in pietra che si arrampicano seguendo la pendenza, con affacci improvvisi sulla valle sottostante.
Il nome racconta la sua storia. Nel Cinquecento il feudo passò a Margherita d'Austria, figlia dell'imperatore Carlo V, che si occupò del restauro dell'antica fortezza degli Orsini e ne fece una propria residenza: da Madama deriva il toponimo attuale. Il castello è ancora l'elemento che ordina l'intero abitato, e la visita del borgo, breve e tutta a piedi, è una buona introduzione al carattere di questi paesi.
San Polo dei Cavalieri, il balcone sulla campagna
Salendo invece verso i Monti Lucretili si arriva a San Polo dei Cavalieri, che offre il colpo d'occhio più ampio della valle: uno sguardo che dall'agro tiburtino corre sulla campagna romana e, nelle giornate limpide, molto più lontano. Il paese è immerso nel Parco Naturale Regionale dei Monti Lucretili e gode di un clima più fresco, che d'estate si apprezza parecchio.
Nel centro storico domina il castello Orsini-Cesi-Borghese, imponente sul profilo del borgo, mentre poco fuori dall'abitato si conserva una chiesa cimiteriale con affreschi quattrocenteschi. Da qui partono inoltre diversi sentieri escursionistici verso i pascoli e i boschi del parco: se avete una mezza giornata e voglia di camminare, è il posto giusto.
Vicovaro, pietra e memoria benedettina
Proseguendo lungo la valle si incontra Vicovaro, borgo di antichissima origine affacciato sull'Aniene. Il pezzo forte è il Tempietto di San Giacomo Maggiore, piccolo edificio rinascimentale a pianta ottagonale, di grande finezza, che sorprende per la qualità della scultura rispetto alle dimensioni contenute. Meritano anche la chiesa di San Pietro Apostolo e i palazzi storici del centro.
Nei dintorni si trovano inoltre ambienti rupestri legati alla memoria benedettina: la tradizione vuole che qui, in una grotta, San Benedetto abbia trascorso un periodo prima di tornare verso Subiaco. È un filo narrativo che attraversa tutta la valle e che conviene tenere presente, perché collega paesi che altrimenti sembrerebbero indipendenti l'uno dall'altro.
Subiaco, i monasteri e un primato inatteso
Se avete una giornata intera, il capolinea naturale è Subiaco, più in alto e più dentro la montagna, su uno sperone roccioso. È qui che San Benedetto si ritirò e fondò i suoi primi insediamenti monastici, e sono qui i due monasteri che ne conservano la memoria: Santa Scolastica e il monastero di San Benedetto, il celebre Sacro Speco, letteralmente incastonato nella parete rocciosa e affrescato su più livelli.
C'è poi un primato che pochi si aspettano di trovare in un paese di montagna. Nel 1465, nel monastero di Santa Scolastica, due tipografi tedeschi allievi di Gutenberg, Conrad Sweynheym e Arnold Pannartz, impiantarono la prima officina tipografica italiana e vi stamparono i primi libri prodotti a stampa in Italia. Il volume che raccoglie tre opere di Lattanzio, datato ottobre 1465, è il primo libro stampato in Italia di cui si conosca la data precisa. Da un paese dell'alta Valle dell'Aniene è cominciata, di fatto, la storia dell'editoria italiana.
Subiaco richiede più tempo degli altri borghi e una certa disponibilità a camminare in salita, ma ripaga: il Sacro Speco, in particolare, è uno di quei luoghi che restano.
Il modo migliore di affrontare la valle è senza programma rigido: uscire la mattina, fermarsi dove il paese vi convince, mangiare qualcosa in piazza e rientrare nel pomeriggio. Con il centro storico di Tivoli a 3 km e 5 minuti dalla Tenuta i Tufari, e il parcheggio gratuito dentro la proprietà, il rientro è sempre semplice: si lascia l'auto, ci si siede in giardino e la valle, vista da qui, sembra improvvisamente molto più vicina.
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