Ci sono giardini che si guardano e giardini che si ascoltano. Villa d'Este appartiene alla seconda categoria: dal momento in cui si esce dal palazzo e ci si affaccia sulla prima terrazza, l'acqua diventa il rumore di fondo di tutta la visita, e non smette più. Riconosciuta patrimonio mondiale dell'UNESCO dal 2001, la villa è uno dei capolavori del giardino italiano del Cinquecento e ha influenzato per secoli il modo di progettare i parchi in tutta Europa. Dalla zona di Villa Adriana dista 3 km, circa 5 minuti in auto.
Ippolito II d'Este e il giardino di un cardinale
Dietro la villa c'è una storia di ambizione. Ippolito II d'Este, figlio di Lucrezia Borgia e Alfonso I d'Este, aveva sperato nel soglio pontificio e non lo ottenne; nominato governatore di Tivoli a metà del Cinquecento, decise di trasformare un vecchio convento in una residenza che parlasse per lui. Il progetto fu affidato all'architetto e antiquario Pirro Ligorio, che conosceva bene le rovine romane della zona: non a caso molti marmi e molte statue arrivarono dagli scavi di Villa Adriana, poco lontano.
L'idea era semplice e vertiginosa insieme: prendere un pendio scomodo e ripido e trasformarlo in una successione di terrazze in cui l'acqua, scendendo, racconta una storia. Il visitatore che parte dal palazzo e arriva in fondo al giardino compie un percorso che nel Cinquecento aveva un preciso significato allegorico, fra mito, virtù e celebrazione della famiglia d'Este.
Il Viale delle Cento Fontane e la Fontana dell'Organo
Il cuore scenografico è il Viale delle Cento Fontane, un lungo asse orizzontale in cui centinaia di getti escono da mascheroni, aquile, obelischi e barchette di pietra, ormai coperti di muschio e capelvenere. È il punto in cui quasi tutti rallentano, perché il suono, l'ombra dei lecci e la prospettiva funzionano insieme.
Alle due estremità del viale rispondono due invenzioni diverse: la Fontana dell'Ovato, addossata alla collina come una piccola cascata artificiale con la galleria percorribile dietro il velo d'acqua, e la Rometta, che riproduce in miniatura i monumenti dell'antica Roma. Più in basso si incontrano la Fontana dei Draghi, la Fontana della Civetta con i suoi automi idraulici e le peschiere allineate lungo l'asse del giardino.
Il vertice tecnico resta però la Fontana dell'Organo. Dietro la facciata scenografica si nasconde un organo idraulico cinquecentesco: l'acqua, cadendo, comprime l'aria che entra nelle canne e produce musica vera, non un effetto sonoro. Restaurato dopo un lungo silenzio, torna a suonare a intervalli nel corso della giornata; se ci tenete ad ascoltarlo, chiedete alla biglietteria appena entrate, perché la cadenza può cambiare.
Un giardino che funziona senza pompe
C'è un dettaglio che vale la pena tenere a mente mentre si cammina: l'intero sistema idraulico della villa funziona per sola forza di gravità. L'acqua viene captata dall'Aniene e portata al giardino attraverso un condotto sotterraneo scavato apposta; da lì scende di terrazza in terrazza alimentando decine di fontane, centinaia di zampilli, cascatelle e vasche, senza alcuna pompa. È un impianto cinquecentesco che continua a funzionare con la stessa logica con cui fu concepito, ed è probabilmente la ragione più profonda per cui questo giardino è finito nella lista UNESCO: non è soltanto bello, è una macchina.
Quando andare e quanto tempo serve
Per una visita senza fretta calcolate almeno un'ora e mezza, due se volete vedere anche gli appartamenti del palazzo con i cicli di affreschi manieristi, spesso trascurati da chi corre verso il giardino. La primavera è la stagione ideale, con le fioriture e le portate d'acqua più generose; l'autunno regala colori più caldi e meno affollamento. In estate, nelle sere di apertura straordinaria, il giardino si visita illuminato: le date vengono pubblicate ogni anno sui canali ufficiali dei siti UNESCO di Tivoli, ed è lì che conviene controllarle, insieme a orari e ultimo ingresso.
Un ultimo suggerimento: uscendo, non riprendete subito l'auto. La villa si apre proprio sul centro storico di Tivoli, e bastano pochi passi per ritrovarsi in Piazza del Duomo. Poi, quando le gambe chiedono tregua, dalla Tenuta i Tufari vi separano cinque minuti di strada: il tempo di rientrare, sedervi in terrazza e lasciare che il rumore dell'acqua vi resti in testa ancora un po'.
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